mercoledì, luglio 25, 2007

Questa mattina ho deciso di prendermi un po' di tempo per aggiornare il mio blog. Sarebbero molte le cose da dire, ma vediamo di concentrarci su quelle importanti.
Prima di tutto voglio dire che è veramente strana la sensazione che si prova nel rileggere i propri post scritti un pò di tempo fa, ci si ricorda quello che si provava e si pensava in quel momento e ci si rende conto di quanto le cose possano nel frattempo essere cambiate, se lo sono. Per quanto mi riguarda, la mia situazione personale non è cambiata per nulla, anzi ho ricevuto una delusione in più che poi vi racconterò, ma mi sento molto spesso ed oggi in particolare, ottimista ed allegro, pur non avendone particolare motivo, anzi!
In secondo luogo, in queste settimane ho comunque continuato a leggere i blog ai quali mi sono affezionato e ho capito che provo un pò di invidia per la vita degli altri, piena di impegni, di cose da fare, di viaggi e di gratificazioni personali, ma anche per la "semplice" capacità di alcuni di scrivere, di raccontare i propri sentimenti ed emozioni oppure per le capacità tecniche di gestire i propri blog, ad esclusione di quando si cancellano i messaggi o si inseriscono degli insetti isterici che dovrebbero essere delle cocinelle portafortuna (!!!). Ogni riferimento a fatti, animali od errori di terzi è puramente casuale.
Comunque venendo a me, in questo periodo sono stato particolarmente preso dal lavoro e dal tentativo di organizzare le nostre vacanze, mie e di G. Dico dal tentativo perchè dopo tre settimane durante le quali nei ritagli di tempo cercavo alberghi dove andare per trascorrere una quindicina di giorni tra Vasto e Riccione, ma guardate che non sono io quello difficile da accontentare, mi sono sentito dire da G. che con questo caldo non ha intenzione di muoversi dalla sua città e che vuole rimanere a casa. A dire la verità avevamo già deciso di fare una settimana di vacanza in settembre o in ottobre, ma questo suo rifiuto mi ha veramente spiazzato per i seguenti motivi:
1) non abbiamo mai fatto una vera vacanza insieme e dopo diciotto anni credo che fosse arrivato il momento;
2) speravo che fosse veramente l'occasione per stare insieme e poterci ritrovare;
3) avevo, ho proprio bisogno di andare in vacanza e di ricaricarmi, di passeggiare al mare e di gustarmi il calore del sole sulla pelle;
4) avevo organizzato di andare a riccione al ritorno perchè volevo partecipare a una convention di fitness alla fine di agosto, per la prima volta, giusto per vedere come era organizzata;
5) poichè almeno una settimana di ferie me la voglio concedere, l'unica cosa che posso fare a questo punto è quella di andare una settimana circa in alto adige a casa di una mia zia, e gustarmi il fresco e lo strudel di quelle parti, ma da solo, perchè G. non può venire "ad alta quota" per problemi di circolazione. Fantastico!!!
6) infine, la settimana che avremmo dovuto fare più avanti non so se potremo mai farla perchè in settembre devo concentrarmi sull'obiettivo di cambiare lavoro e di trasferirmi definitivamente a casa di G. oppure ritornare dai miei, e poi metter su casa da solo, e quest'ultima scelta dipende da come andranno le cose con G. e da quali concrete possibilità professionali mi si presenteranno.
E' tutto chiaro? Insomma, vivo ancora nella solita instabilità e mobilità di sempre, dividendomi tra una città ed una casa da una parte ed una città ed una casa dall'altra. Ma di questa situazione sono proprio stanco, non ho più trent'anni, ed ho avvisato G.
Probabilmente adesso vi starete chiedendo il motivo per cui non sono arrivato prima ad affrontare e a decidere per una convivenza a tutti gli effetti definitiva. I motivi, o le colpe, sono diversi ed imputabili sia a me sia a G. Prima di tutto, negli ultimi dieci anni mi sono ritrovato a dover cambiare più di un lavoro e di una città e nell'ambito della stessa esperienza lavorativa, ho dovuto anche qui traslocare più di una volta, per cui non c'era il tempo e l'energia di affrontare una convivenza stabile; in secondo luogo e di conseguenza, mantenere come punto di riferimento la casa dei miei era una necessità ma anche una convenienza, perchè mi permetteva di rinviare un distacco definitivo da motivare con una convivenza gaya. A questo proposito mi chiedo se riuscissi ad andare a convivere con G. a casa sua, dovrei dirlo ai miei genitori oppure come sto già facendo da ben quattro quasi cinque anni, ma solo per una parte della settimana, potrei stare fuori senza che loro sappiano la verità e mi credano convivente con altri "lavoratori fuori sede"? MI sembra pazzesco che a quarant'anni mi chieda queste cose, ma purtroppo quando a venticinque ho avuto la mia grossa crisi di identità gaya volevo dirgli tutto ma qualcuno mi ha consigliato di non farlo e a questo punto servirebbe soltanto a farli stare male, anche se potrebbero forse capire tante cose che poi sono successe. Ma a settant'anni i genitori sono in grado di capire?
Infine, la nostra convivenza è stata sempre rinviata perchè G. è un maniaco, secondo me, della pulizia, dell'ordine e dell'organizzazione, mentre io sono una persona normale, anche se a detta delle altre persone che mi conoscono sono anch'io un precisino. Certo non arrivo a stare in piedi fino alle tre di notte per avere la casa in perfetto ordine, non arrivo a pettinare le frange dei tappetti perché stiano perfettamente dritte, non arrivo ad evitare di stendermi sul divano a guardare la televisione perché non si rovini etc etc etc .... Ho reso l'idea?! Ecco allora che la convivenza quotidiana con una persona simile, per quanto generosa, simpatica ed affabile possa essere diventa qualcosa che ti logora, che ti irrita. Ma non posso pensare di restare a vita i fidanzatini che si vedono per alcuni giorni la settimana.
Il vero problema che mi rode dentro in fondo in fondo credo sia proprio questo: ho paura che vivere insieme non sia possibile, che si possa trasformare in un inferno, soprattutto perché G. non capisce che è lui che dovrebbe modificare questo aspetto della sua vita, anche se un pò l'ha fatto, ma non abbastanza. E se la cosa non funzionasse allora non ci resterebbe che separarci di casa e poi sentimentalmente, ne sono sicuro. Allora, quando anni fa ci siamo mollati, in diverse occasioni, abbiamo sbagliato poi a ritornare insieme se alla fine non riusciremo ad essere la coppia che vorrei?

mercoledì, giugno 13, 2007

Come vi avevo avvisato, è da un bel pò che non scrivo sul mio blog ed ho appena il tempo di leggere quei 5-6 blog che "frequento" abitualmente. Nel frattempo non sono successe molte cose, a parte una brutta discussione con relativa crisi "coniugale" che ho avuto con G. a causa di una serie di telefonate che ha tentato di farmi una sera dalle 20.30 alle 21.30 alle quali non ho risposto per una serie banale di motivi (passa l'aspirapolvere, vai in garage a sistemare la roba della palestra etc....) e per le quali sono stato immediatamente accusato di corna a destra e a sinistra. Queste accuse penso siano il risultato del fatto che oramai sono passati ben 164 giorni da quando abbiamo fatto l'amore, cioè esattamente la notte/mattina dell'ultimo dell'anno, escludendo un piccolo intermezzo di qualche mese fa, e a G. sembra impossibile che io sia rimasto tutto questo tempo senza andare a caccia di ..... (avete capito benissimo di cosa!). Eppure è così. Ovviamente questa astinenza crea delle tensioni, delle incomprensioni e dei problemi che forse potete immaginare.
Questa notte non riuscivo a dormire e allora verso le 3.00 mi sono alzato: ho acceso il televisore e su un canale skyiano mi è capitato di vedere l'episodio di un telefilm americano decisamente gaio, mi sembra si intitolasse "Queer as folk made in Usa" (non dormivo a casa mia ma fuori, diciamo per motivi di lavoro). Ad un certo punto c'è stata una scena di sesso molto soft, gradevole in cui non si vedeva nulla di forte, ma si faceva capire cosa stava succedendo fra i due protagonisti, proprio carina, quasi tenera, in cui si scambiavano soprattutto carezze e baci. Beh, allora mi sono reso conto quanto mi mancano queste cose, queste sensazioni e mi sono chiesto se G. sia la persona con cui posso e voglio ancora fare queste cose, che sono diventate ormai soltanto un ricordo. Siamo talmente presi dalla quotidianità e dai problemi che la sfera sessuale-sentimentale-affettiva è caduta completamente nel dimenticatoio. Io mi sono lamentato di questo anche troppo, tanto da sentirmi dire che se continuo a fare certi discorsi e a lamentarmene gli faccio passare completamente la voglia. Ma facendo poi delle riflessioni un pò più profonde mi sono chiesto se il nostro rapporto non sia diventato una sorta di vincolo affettivo come quello che lega due familiari, due fratelli e non due amanti. A complicare le mie sensazioni e i miei pensieri ha partecipato anche la consapevolezza che il rapporto, o meglio il mancato rapporto con G. è l'unico canale, l'unico modo con cui io vivo la mia omossessualità e non "praticandolo" credo di cominciare ad avere una crisi di identità. Sul lavoro nessuno conosce la verità (ambiente praticamente maschile con una mentalità anni '50, è meglio evitare e poi non sono così coraggioso!), con i familiari alcuni sanno altri no, ma per il quieto vivere, scelte di vita che ho fatto e non sono state condivise e per la mancanza di tempo che ci impedisce di frequentarci veramente, anche quelli che sanno fanno finta di non sapere o comunque non se ne parla; infine non frequento/tiamo nessun ambiente o locale, nessun amico ed anche in palestra ho la "fama" immeritata di essere etero. Onde per cui non vivo più, non sento più la mia dimensione omo ma anzi praticamente io sembro agli altri e forse anche a me, un etero. Scherzando ho cominciato a dire a G. che per fare sesso mi toccherà diventare etero e che ho già individuato nella mia insegnante di fitness - donna donna ma decisamente maschile - la mia futura "patner".
Le conclusioni di questo lungo discorso quali sono?
1) Che voglio tanto bene a G. ma non so più se possiamo essere una coppia o se stiamo insieme per affetto o per abitudine;
2) Che sono stanco di nascondere chi e come sono ma mi rendo conto che è impossibile essere me stesso nell'attuale posto di lavoro;
3) Che ho una vita sociale che fa schifo, per vari motivi, e che questo non mi sosddisfa;
4) Conclusione finale: credo che non ci sia niente in questo momento della mia vita che mi rende felice e soddisfatto. Quindi bisogna cambiare.
Ho deciso di provare seriamente a cambiare lavoro, anche se a 40 anni non è facile.
Ho deciso di concentrarmi e di sforzarmi quest'estate per portare a termine un progetto iniziato tanti anni fa e che poi ho abbandonato quando ero ad un passo dal termine, l'università.
Quando avrò risolto queste due cose, almeno una delle due, in modo da semplificare la mia vita di tutti i giorni, sarà la volta di affrontare seriamente ed onestamente il mio rapporto con G. Spero che le vacanze che faremo assieme, anche se saranno poche e non ancora programmate, ci permettano di ritrovarci, di farci tornare quelli che eravamo l'uno per l'altro o che ci costringano ad ammettere quello che ho paura siamo diventati, due buoni fratellini (!).
In fondo in fondo quello che credo sia successo è molto semplice: in questi 18 anni io sono cambiato, ho fatto un percorso, ho fatto molta strada, a volte sono andato in avanti a volte sono andato in dietro, a volte mi sono comportato bene, altre volte, e non poche, molto male. Ma sono comunque cambiato, cresciuto. G. non è stato al mio passo, non è cambiato quasi in nulla e quei pochi cambiamenti che ha fatto sono stati causati da eventi, fatti che l'hanno travolto, per cui sono stati tutti vissuti passivamente, quindi molto male. Peggiorando la sua vita, logorando la sua anima.
E il nostro rapporto si è appiatitto, ha perso colore e intensità.
Sarà possibile recuperarlo?
Un'ultima cosa: il mio blog, a differenza di altri, contiene soltanto pensieri, riflessioni e racconti strettamente personali, un pò perchè non avrei altri a cui raccontare queste cose, un pò perchè non avrei altro di cui parlare. Dei fatti quotidiani che si leggono, che sappiamo (Dico, fatti di cronaca, notizie varie) ne sento parlare così tanto che qui preferisco il silenzio, ma questo non vuol dire che io non ne abbia un'opinione, che non mi producano delle incazzature, in genere è così. Ma almeno qui voglio la libertà di parlare, di raccontare con serenità la mia vita o quello che credo sia la mia vita.
P.S. ad personam per Limbozero: grazie per la tua dedica, ma in questi giorni mi è impossibile ascoltarla, appena avrò sentito il pezzo ti dirò. Sei stato molto gentile. Belli i tuoi post più recenti, soprattutto quello con i verbi all'infinito e la poesia, il pezzo dell'incontro a due. Visto che tu sei un tipo molto cerebrale e colto, non lo dico per prenderti in giro, mi puoi segnalare dei libri gay che valga la pena di leggere, se ne conosci? Fra poco è il compleanno di G. e lui legge molto. Ah, mi raccomando che non siano come la segnalazione di Matteo che mesi fa ha scritto di un libro, mi sembra un regalo del suo fidanzato, che ho a mia volta regalato a G. e per il quale mi sono sentito dire:"Non voglio storie di pedofili". Grazie, ciao.

lunedì, maggio 14, 2007

E' da parecchio che non scrivo più sul mio blog, ma sono stato parecchio impegnato sul lavoro e su altri fronti. Questo è il periodo più intenso per il mio lavoro e se per questo non sono e non sarò tanto presente spero che mi perdoniate, soprattutto tu Limbozero, che sei praticamente l'unico mio lettore. Comunque, nei ritagli di tempo ho continuato a leggere i blog che di solito "frequento" e devo dire che ci sarebbe molto di cui parlare, troppo, e proprio per questo ho dovuto lasciar perdere, rinviare. Oltretutto in questo periodo sto maturando le seguenti tre idee-necessità-speranze:
1) cambiare lavoro, cercando di avvicinarmi alla città dove abita G. e soprattutto trovando un'occupazione più stimolante e gratificante, sotto tutti i punti di vista;
2) cambiare macchina, e qui mi sa che ci metterò una vita perchè non so quale prendere e perchè non ho il tempo di andare in giro a concessionari;
3) fare dei controlli medici che sto rinviando da gennaio e che ormai non posso più prorogare;
4) risolvere dei problemi di salute non gravi ma abbastanza seri di G., che mi fa penare non poco perchè non vuol nemmeno fare le relative visite mediche.
Oltre a questi impegni, la cui indicazione non corrisponde necessariamente all'ordine di priorità, vorrei poi riuscire a programmare delle vacanze decenti per quest'anno (ho tanta voglia di andare al mare nel meridione e se avete dei consigli scrivete, scrivete e scrivete!) ed infine vorrei cercare di seguire una sana dieta in modo da rimettermi un po' in forma. Non è che sia ingrassato, ma comincia a venirmi la crisi dell'effetto "mese di agosto non si va più in palestra" e la pancia sfugge da ogni controllo, sostenuta da tutto quello che il caldo mi fa e mi farà bere in più.
Per quanto riguarda la sfera più strettamente personale, con G. tutto procede bene, anche perchè ci vediamo pochissimo, passando insieme al massimo mezza giornata alla settimana: le cause sono molteplici e vanno dai problemi di salute di G. ai problemi pratici che abbiamo a casa sua e che ho io a casa mia. In più il caldo mi ammazza, avendo la pressione bassa, e quindi il mio ritmo vitale ha già cominciato a rallentare viste le temperature che abbiamo da una decina di giorni.
Comunque, in settimana spero di postare qualcosa e intanto saluto tutti. A presto. Ciao Limb.
Aggiunta del giorno dopo: oggi il mio collega siciliano mi ha fatto assaggiare 1/2 cannolo siciliano portato su dai sui parenti in visita in questi giorni. C'è una parola sola per descriverlo: LIBIDINE!!! Saranno state 3600 calorie, ma ne valeva la pena. Per non parlare della pasta alla norma. Pensa che quando lavoravo a Venezia circa 5 anni fa chiedevo a una mia collega, mi sembra fosse di Palermo, di portarmi delle confezioni di quel sugo già pronte e, pensando che il cibo "industriale" è sempre meno buono di quello casalingo, non oso pensare come possa essere quel sugo in versione casalinga! Non so se si è capito, ma oggi ho una crisi mangereccia!!!

venerdì, aprile 20, 2007

In questi giorni mi sono reso conto di una cosa che mi ha veramente sorpreso, del fatto che nella mia vita quotidiana "vivo" la quotidianità, è ovvio, in piccola parte in funzione del mio blog. Mi spiego meglio con un esempio. Ieri sera sono andato a casa di G. e per cena sono andato a prendere delle pizze. Mentre aspettavo che fossero pronte, mi sono messo ad osservare la clientela seduta ai tavoli, visto che poi non avevo altro da fare, e ho iniziato a trarre delle conclusioni su tutte le persone che me ne davano ragione, conclusioni che si trasformavano in riflessioni, chiedendomi se fossero degne di essere pubblicate sul blog. Come se avessi avuto una piccola telecamera dentro al mio cervello, filmassi quello che mi vedevo attorno chiedendomi se nel filmato ci potesse essere qualcosa che valesse la pena di far rivedere agli altri. Non so se questa attività abbia una qualche importanza di per sè stessa per il blog, ma comunque mi sono reso conto che ha un effetto molto importante e positivo su di me, perchè mi costringe a prestare più attenzione al mio mondo esterno, a coglierne particolari più significativi e soprattutto a rifletterci sopra. Quello che ho osservato con più attenzione è stata una coppia uomo-donna seduta ad un tavolo da sei persone. Prima di tutto erano seduti fianco a fianco, cosa che ho trovato proprio sbagliata perchè rende più difficile la conversazione; in secondo luogo lui mi sembrava un po' gaio e che si guardasse un po' troppo attorno; in terzo luogo e più importante, mentre ero lì vale a dire per circa 20 minuti, non si sono quasi mai parlati e ad un certo punto ciascuno dei due si è messo a smanettare con il rispettivo cellulare. Dettagli importanti, secondo me, avevano già mangiato e avevano un'età fra i 30 e 40 anni, quindi ancora giovani, non certo una coppia avanti negli anni che non abbia più niente da dirsi. Beh, mi hanno fatto una grandissima tristezza. Quando vedo una coppia che sta praticamente in silenzio mi sembra impossibile che non abbiano niente da dirsi, sarà che io li paragono alle mie cene con G. quando io gli devo dire che non posso rispondere perchè sto mangiando o quando lui mi chiede che cosa mi è successo perchè sto parlando troppo, come una macchinetta e che non ce la fa più a sopportarmi e allora è lui che vuole mangiare in pace. Ho sempre pensato che il silenzio in una coppia possa essere l'anticamera alla noia, all'incomunicabilità e alla freddezza finale, quindi allo spegnimento del sentimento.
Per questo mi sono ripromesso di non voler correre mai questo rischio e mentre cenavamo, se G. non mi prestava attenzione e non mi ascoltava, anche se eravamo entrambi molto stanchi e si fossero fatte le 22.00, lo "richiamavo" e chiedevo più attenzione. In compenso alle 23.30 sono crollato e come al solito quasi mi addormento sulla sedia della cucina, davanti alla finale del G.F.
Stamattina mentre ero in autostrada pensavo alla cena di ieri sera e al mio G. Devo premettere che per problemi ed impegni vari era più di un mese che non cenavamo assieme, e quindi forse per questo mi sembrava tutto "meraviglioso", ma stavo bene e anche lui mi sembrava stesse bene. Mi faceva dei sorrisi ed aveva gli occhi sorridenti, luminosi come da tanto non gli vedevo. Si era sistemato i capelli ed era ben sbarbato, come diciamo noi completamente restaurato. Era bello, è bello. Mi faceva tenerezza ed avrei voluto stringerlo forte forte e dirgli che lo amo, che lo amerò per sempre. Non l'ho fatto ma la prossima settimana, quando ci vedremo, ho deciso che voglio dirglielo e dimostrarglielo con un piccolo pensiero, qualcosa che non si aspetti. Io sono uno da poche sorprese, sono fatto così.

giovedì, aprile 12, 2007

E anche quest'anno ho superato la Pasqua. Come succede per quasi tutte le festività, è stato un giorno trascorso con la "sacra" famiglia, ovviamente senza G. Settimane fa ho chiesto a G. se l'avremmo passata assieme, magari facendo qualcosa, ma non mi ha mai dato una risposta, sapendo anche che poi ci sarebbe stata la solita richiesta dei miei di passarla con loro; in più quest'anno c'era l'occasione di andare a trovare mio fratello nell'appartamento che ha preso al lago e solo io che ci sono già stato conoscevo la strada, per cui dovevo fare da apripista. E' vero che per me certe feste devono avere un sapore familiare, vale a dire essere vissute in casa, mangiando le cose che di solito prepara mia mamma, con le nipotine e ... con l'ipocrisia di chi sa la verità e di chi no, ma comunque volendoci tutti bene, almeno in qualche modo. Per questa festa avrei rinunciato volentieri a tutto questo, anche perchè avevo già dato a Natale, ma G. non si pronunciava. Ovviamente, dopo che ho confermato ai miei che ci sarei stato anch'io e che quindi dovevano prenotare anche per me il pranzo di Pasqua, proprio il giorno successivo G. mi ha chiesto se saremmo andati a pranzo a casa di sua nipote, con la quale ha di recente riallacciato i rapporti dopo diversi anni in cui non si parlavano più. Al che mi è venuto da dire: eh che cazzo, ma me lo fai apposta?. Poi, a mente fredda, ho cercato di trovare un punto d'incontro e quindi una soluzione ai due diversi impegni, come d'altra parte devo fare sempre nella mia vita e non solo in queste occasioni, anche perchè volevo approfittare del fatto che G. volesse uscire di casa (dovete sapere che G. non esce da casa sua da circa quattro anni). Alla fine di tutto questo, non c'è stata la necessità di prendere alcuna decisione perchè a G. si è bloccato il collo, gli si è infiammato un nervo o qualcosa del genere e quindi se ne è rimasto alcuni giorni a letto per cercare di far passare l'infiammazione e quando succede che stia male non mi vuole - letteralmente - fra i piedi: quindi sono stato con i miei senza nessun senso di colpa ed ho anche passato una giornata discreta, se non considero la solita alzata di gomito di mio padre che l'ha reso più insopportabile e patetico del solito. La pasquetta poi è un giorno in cui non mi muovo per niente al mondo, onde evitare le code e il traffico che già devo sopportare durante la settimana, e l'ho trascorsa vegetando sul divano a casa, facendo qualche lavoro domestico e pensando. E quando penso, anche se succede raramente, sono cazzi!!! Mi dispiace ma devo proprio esprimermi in questo modo. Già sono andato in crisi circa un mese fa, e per Pasqua il clima familiare mi ci ha fatto finire di nuovo dentro. Il motivo è semplice: quando mi ritrovo con i miei mi viene inevitabilmente da confrontarmi con i miei fratelli, che una vita ed un'autonomia se la sono conquistata mentre io sono ancora qui, come dico io, a mezza via, diviso fra i miei, e casa loro, e G., e casa sua, dove conviviamo o meglio mi ospita per alcuni giorni alla settimana. Infatti un mese fa gli ho posto una specie di ultimatum, cioè o vengo a vivere con te definitivamente e completamente oppure torno a casa dalla mamma (ti prego no!!!) perchè non ce la faccio più a fare "il ragazzo con la valigia" e sottolineo che lo sto facendo da quattro anni. La sua risposta subito non è stata molto positiva, poi ha ammesso che in questo caso ho ragione, per cui una soluzione a breve termine, brevissimo termine, la dobbiamo trovare. Vedremo come si evolverà la situazione.
Probabilmente leggendo questo post troverete delle informazioni alquanto insolite, strane. L'ho scritto così di getto quindi alcune cose le chiarirò prossimamente, intanto penso.
Ma mi fa veramente bene pensare? Infatti durante la settimana sono talmente di corsa che non me lo posso permettere, mentre i fine settimana, quando mi fermo e ho meno cose da fare o comunque crollo e mi riposo un pò, molto spesso vado in crisi.
Ah, mi stavo per dimenticare, spero abbiate passato anche voi una buona Pasqua! Auguri a tutti quanti, anche se in ritardo!

lunedì, marzo 26, 2007

Ieri ho partecipato per la prima volta ad un seminario di fitness praticamente rivolto agli istruttori. Devo dire che nonostante tutto è andata abbastanza bene: a parte le lezioni particolarmente coreografiche o di aerobica, mi sembra di essere riuscito, più o meno, a fare tutto. Se non altro ho quasi sempre tenuto il "passo", nonostante io non sia un "palestrato" ed abbia i miei bei chiletti in più, oltre alle quaranta primavere superate l'anno scorso.
Pensavo di trovare soltanto dei super patiti/te del corpo e della ginnastica, che ovviamente c'erano, ma devo ammettere che invece c'era della gente simpatica, soprattutto gli istruttori/trici e tutta la giornata è veramente passata senza che me ne accorgessi, a parte le tre magliette che ho inzuppato saltanto su e giù dallo step (eccoti accontentato caro Limbozero!).
In conclusione, è stata una bella giornata in cui mi sono divertito e soprattutto sfogato e ne avevo davvero bisogno.
Ma vediamo di andare oltre. L'oltre sarebbe, anzi è, costituito dall'analisi che devo fare a monte o in profondità del mio bisogno di fare qualcosa da solo. Perchè ovviamente io sono andato da solo, come praticamente devo fare ogni volta che ho voluto e voglio fare qualcosa che interessi soltanto a me. A parte che in questo momento avrei comunque dovuto andare solo per cause indipendenti a G., quello su cui rifletto è che i miei interessi e miei svaghi sono sempre stati soltanto miei e mi sono talmente abituato a questo che oramai non ci faccio più caso, non ci penso più; quindi se riesco ad organizzare qualcosa, ad avere la possibilità di fare o di andare da qualche parte l'approccio è sempre al singolare, cioè individuale. Questo non significa che io non debba chiedere, per modo di dire, l'autorizzazione che a volte viene a volte no, che a volte può essere ascoltata, rispettata mentre altre volte no; significa che la vita in comune, le esperienze che condividiamo sono troppo poche e sono diminuite via via negli anni.
Una considerevole differenza di età fra di noi, assieme a gusti ed interessi a volte diametralmente opposti ci hanno sempre diviso; comunque a volte si dice che i poli opposti si attraggano, si compensino mantenendosi reciprocamente in equilibrio. Ma è proprio così?
Nei primi anni del nostro rapporto io non avevo una identità vera e propria, una consapevolezza completa di chi fossi e di cosa volessi, un pò perché non ero ancora entrato nel mondo del lavoro, perchè vivevo ancora con i miei o perchè ero alla mia prima vera storia e quindi accettavo tutto, senza far emergere quello che veramente ero e volevo; poi ovviamente con il tempo "sono venuto fuori" e sono emerse le differenze e anche i primi scontri su queste cose. Finora il nostro sentimento ci ha permesso di superare tutto questo, ed altro ancora, ma cominciamo a vacillare, a non farcela più e la riprova è il fatto che io penso al singolare, o come dice G., penso solo per me. Ma qual'è l'alternativa, se ce n'è una? Help!!!

mercoledì, marzo 21, 2007

Sono circa 20 anni che non scrivo qualcosa seriamente, dai tempi della scuola e dell'università. Certo, mi è capitato di scrivere delle lettere, più precisamente delle lettere d'amore o di perdono ma erano indirizzate a qualcuno che conoscevo e che mi conosceva, per cui lo spirito e l'impegno erano diversi, nè migliori nè peggiori, soltanto diversi. Scrivere di sè su un foglio ma per non si sa chi mi da un senso di libertà assoluta, perchè non mi devo preoccupare di usare la parola giusta o di essere necessariamente chiaro, convincente od altro, ma allo stesso tempo mi fa sentire un senso di vuoto e di incognito che, come dire, mi svuota il cervello e che lo rende molto più difficile, anche perchè in sostanza questa è la prima volta e lo sappiamo tutti, la prima volta è sempre più difficile. Per questa ragione ho deciso di parlare di un argomento che conosco bene e che sto vivendo in questi anni.
E' possibile stare insieme ad una persona da tanti anni, circa 18, e non fare più l'amore o comunque molto raramente negli ultimi 4? Soprattutto è possibile che in questi 4 anni il bacio sia diventato un optional? So che la domanda è diretta ma tanto vale girarci attorno. Sono sempre stato consapevole che con il passare degli anni l'attrazione e il desiderio sarebbero calati, anch'io ho meno interesse, meno voglia di fare certe cose, penso sia naturale; ma quando ci si rifiuta l'affettività più elementare e importante credo ci sia qualcosa che non va. Anche perchè se nell'atto fisico "completo" (comunque lo si voglia interpretare, o meglio fare) c'è sempre una componente oltre che affettiva anche istintiva e quasi animalesca, nel bacio ho sempre pensato che ci sia una dolce e consapevole razionalità al lasciarsi andare, a voler essere un tutto con l'altro/a, consapevoli di questo fatto e per questo ancora più desiderosi di farlo.
Ebbene se il tuo patner non prova questi desideri, che secondo me sono anche una necessità per sè e per il benessere della coppia, cosa vuol dire? Che c'è un malessere, di questo sono consapevole, ne conosco anche in parte le origini, le cause, e fra queste sono certo di poter escludere l'infedeltà.
Ma il vero problema è poi che di questo non si voglia parlare, o che quando se ne parli il tono sia "ma sempre di questo vuoi parlare o in questi termini?", non affrontando la cosa.
Probabilmente dovrei spiegare anche tutto quello che è successo in precedenza, ma questo sarà oggetto dei prossimi numerosi post.
Comunque il quesito che mi pongo è: l'affettività e la sessualità sono molto importanti in una coppia e "devono" essere praticati, ricambiati (senza precise regole, ma semplicemente per essere sè stessi e potersi amare), ma fino a quando possono essere trascurati, dimenticati senza minare definitivamente la coppia? E come possono essere recuperati, se è possibile farlo?

martedì, marzo 13, 2007

Questo è il primo post che scrivo sul blog, per cui vorrei che fosse qualcosa di speciale, di significativo, da ricordare anche in futuro. Ma non mi viene niente. Anzi, in realtà avrei così tanto da scrivere che non mi basterebbe la giornata; per questo oggi organizzerò le idee e deciderò come strutturare il blog. Intanto, siamo all'inizio. Speriamo sia una esperienza positiva, di confronto con gli altri e che gli altri, Voi, siate interessanti, piacevoli e soprattutto pazienti. A presto
La mia idea sarebbe quella di affrontare di volta in volta un argomento, un evento, un sentimento o una situazione che mi possono essere accaduti o che sto vivendo, o che mi vedo attorno, e di parlarne apertamente, in modo da far diventare il mio blog un momento di confronto e di riflessione, o che brutta parola "di confessionale" virtuale, per potermi raccontare e per poter raccogliere pareri e consigli, sperando in questo modo di crescere e di migliorarmi. Spero con il vostro aiuto, con la vostra "voce" e per chi vorrà e sarà disponibile, con la vostra amicizia.